10 luglio 2013

AIUTARLI SI, MA SOLO SE NECESSARIO

Durante le vostre passeggiate in campagna o in città vi sarà capitato di trovare per terra un piccolo nidiaceo saltellante ed indifeso che non riesce a volare. In realtà, i piccoli nidiacei di passerotti, merli, corvidi, rapaci diurni e notturni abbandonano spontaneamente il nido anche quando non sanno ancora volare bene e si tengono al coperto fra i cespugli: si riconoscono perché spesso hanno il piumaggio ancora un po’ macchiettato e la coda corta. E’ una fase delicata, non vanno disturbati ne’ raccolti, poiché i genitori sono sicuramente nelle vicinanze e continuano a nutrirli.
Se accade di osservare piccoli nidiacei in luoghi che possono essere pericolosi (strade trafficate, parcheggi in città, zone frequentate da cani & gatti), sarà sufficiente spostarli nel più vicino giardino o piccola area verde, e attendere l’eventuale arrivo dei genitori. Se sentite il verso dei genitori, o vedete un suo simile in volo nelle vicinanze, allora sono i genitori che lo tengono monitorato. I giovani merli hanno i nidi nei cespugli ed e' normale che saltellino in giro, ma se si rimane in attesa, si vedrà il genitore arrivare con insetti o larve per l'imboccata. Qualora invece il piccolo sia implume o in evidente difficoltà, provate a cercare il nido e rimetterlo dentro. Spesso i piccoli possono cadere dai nidi sugli alberi nelle giornate ventose. Se non e’ possibile, potrete prenderlo e portarlo al centro recupero più vicino a voi. Spesso si tratta di CRAS o CRFS gestiti dal WWF o dalla LIPU. Se non trovate il numero o l’indirizzo, telefonate in Provincia. Mettete il nidiaceo in una scatola da scarpe con dei buchi. Per mantenerlo al caldo (i nidiacei non sono capaci di termoregolarsi), usate stracci, calze, di stoffa, lana o altro, ma mai il cotone, che può ingarbugliarsi alle zampe e  alla testa. Se il piccolo, implume o piumato, ha problemi evidenti (fratture ad esempio), non esitate a portarlo in un centro recupero, ma anche al veterinario piu' vicino e disponibile, che anche se non competente con i volatili, saprà fornire le prime cure.
Anche alcuni mammiferi che sembrano abbandonati non lo sono: i piccoli di capriolo spesso stanno immobili in mezzo all’erba per nascondersi dai predatori e quando si rinviene “un bambi” non bisogna assolutamente avvicinarsi e toccarlo, altrimenti la mamma che è sicuramente nei paraggi potrà sentire il vostro odore e abbandonare il suo piccolo, destinandolo a morte certa.
E’  fondamentale sapere che la detenzione di tutta la fauna selvatica è vietata
dalla legge dello Stato n. 157/92 e che entro 24 ore l’animale deve essere consegnato ad un ente autorizzato e competente (Centro Recupero specializzato) o alla Provincia (Polizia provinciale). Però, se possibile, si possono prestare le prime cure, in attesa di portarlo in un centro recupero animali selvatici. Dovete tenere l’animale in una scatola areata di dimensioni poco più grandi dell’animale con dei fori nella parte alta e in un posto senza troppo rumore e date acqua e zucchero (disciolto) con una siringa senz’ago in punta di becco a piccole gocce. Se sapete riconoscere la dieta degli uccelli in base alla forma del becco (affilato e sottile negli insettivori, massiccio e largo nei granivori, adunco e affilato nei rapaci), potete dare macinato di manzo a palline piccole agli insettivori e pastoncino fatto prevalentemente con farina di semi (negozi per animali) ed acqua quanto basta per renderlo cremoso, ai rapaci carne cruda (possibilmente di pollo). Se il piccolo non apre il becco, dovete imboccarlo aprendogli piano il becco. Potrebbe essere che il nidiaceo mangi già da solo: in tal caso, fornire tarme della farina (negozi di pesca) o carne macinata agli insettivori e granaglie (misto semi) ai granivori. Se non sapete riconoscere la specie date solo acqua e zucchero. Non date mai latte, biscotti, pane o derivati. Ricordate però che, in questa situazione di primo soccorso, durante il giorno un pulcino ha bisogno di mangiare e bere ad intervalli diversi a seconda dello stadio di sviluppo: circa ogni mezz’ora per i nidiacei implumi e ogni 2-3 ore per i nidiacei impiumati.  Se il vostro uccellino in difficoltà è un rondone, una volta atterrati per errore o incidente al suolo, non sono più in grado di darsi lo slancio necessario a spiccare di nuovo il volo. L’intervento dell’uomo, in questo caso, può salvare loro la vita. Se si tratta di un rondone adulto, specie diversa dalla rondine, lo potete riconoscere perché le ali, incrociate sul dorso, superano la fine della coda di circa 2-3 cm. Il becco è molto ampio, a punta, le zampine sono molto corte con robusti artigli, gli occhi scuri e hanno una piccola macchietta bianca sotto il mento. In assenza
di ferite, spesso tornerà a volare grazie a una semplice operazione di lancio e non sarà necessario il ricovero, però l’operazione di lancio deve essere eseguita da personale esperto. Dare subito un po’ d’acqua con un contagocce o una siringa senza ago. Se si tratta di un rondone giovane, anche senza ferite non sarà in grado né di volare né di alimentarsi e quindi va consegnato immediatamente a un centro di recupero per il soccorso. In attesa di consegnarlo, potete dargli alcune palline di carne macinata ma dovete aprirgli il becco perché non lo apre facilmente come gli altri nidiacei. E’ importante ricordare che però l’alimentazione dei giovani di rondone è molto delicata: bisognerebbe fornire il giusto apporto di proteine ma il valore nutrizionale della carne di mammiferi non è idoneo. Andrebbero fornite in particolare cavallette: con questi insetti è possibile fornire loro la giusta alimentazione e non si creano così pericolosi anticipi nella muta dei rondoni che potrebbero condannarli a morte durante la migrazione per svernare in Africa. Per trasportarel’animale al centro recupero, non usate mai una gabbietta o un trasportino: i selvatici sono insofferenti alla cattività e potrebbero agitarsi, procurandosi ulteriori lesioni. Non lasciate nella scatola con l’animale né cibo né acqua perché potrebbe sporcarsi infettando le eventuali ferite e non ponetelo sopra a una fonte di calore quale un termosifone acceso o una stufa. Non tenete gli animali con voi, non è permesso dalla legge e rischiate solamente di imprintare l'animale e purtroppo non potrà mai più essere reinserito in natura con i suoi simili. I rapaci e gli insettivori sono molto soggetti a questo fenomeno.In Provincia di Alessandria e Asti potete contattare il Centro Recupero Fauna Selvatica (CRFS) LIPU di Asti. Si tratta di una struttura ospedaliera realizzata allo scopo di recuperare, curare e reintrodurre in natura, esemplari di animali selvatici trovati feriti, malati o in ogni modo debilitati per cause diverse. L'area utilizzata dalla Lipu è situata nel Comune di Tigliole in località Case Doglioni, a circa 10 km di distanza dalla città di Asti, ed occupa una superficie complessiva di 5 ettari. Il CRFS è visitabile solo su prenotazione telefonando al n° 347.2425611. Per info visitare il sito www.lipuat.com. I centri di recupero possono garantirne lo svezzamento, ma la percentuale di animali che possono sopravvivere dopo il reinserimento in natura si presume bassa, per questo e’ importante raccogliere un nidiaceo solo quando veramente abbandonato, caduto dal nido, ferito o in difficoltà. 

Alessia Lantieri - Naturalista