17 gennaio 2016

IL FALLIMENTO DELLA CACCIA DI SELEZIONE

di Stefano Bovone 

Nel 2016 possiamo definitivamente affermare che l’abbattimento di selezione dei cinghiali e degli ungulati sia un completo fallimento.

Non siamo noi animalisti a dirlo ma dati alla mano è quello che scaturisce se si analizzano i risultati ottenuti in questi anni con questo tipo di misure risolutive.

Le politiche seguite dalle associazioni venatorie sono risultate del tutto fallimentari aumentando e non diminuendo il numero di esemplari presenti sul territorio e tutti i tentativi posti in essere per ridurre l'impatto di questo ungulato sulle attività agricole attraverso l'attività venatoria (L.R.9/2000, squadre di selecontrollori, aumento del carniere giornaliero e stagionale...) hanno fallito.

Le immissioni di animali importati e d'allevamento continuate legalmente fino alla metà degli anni '80, e continuate illegalmente dopo, hanno contribuito alla massiccia diffusione della specie.

La caccia disgrega i gruppi consolidati e contribuisce ad aumentarne la fertilità venendo meno il fenomeno della simultaneità dell'estro delle femmine e l'aumento degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica coincide, secondo uno studio prodotto dalla Provincia di Cuneo, con la stagione venatoria.

In particolare sono i cani che causano lo spostamento degli animali che possono attraversare strade o invadere aree urbane.

La pericolosità della specie è stata negata dal mondo scientifico e i rari casi di aggressione sono riconducibili a comportamenti scorretti o imprudenti dell’uomo, inoltre risulta essere decisamente molto più pericolosa l’attività venatoria per via dell’utilizzo delle armi.

I costi del risarcimento dei danni sono a carico quasi esclusivo del cittadino e non del cacciatore che ne è una concausa, per giunta se è vero che gli ungulati provocano danni ai terreni coltivati è anche verissimo che l’attività venatoria, oltre ad essere pericolosa per gli avventori delle campagne, crea ingentissimi danni ai contadini soprattutto nel settore agrituristico.

La difesa delle colture attraverso recinzioni elettrificate ha dato risultati  positivi in oltre il 90% dei casi dove è stata applicata correttamente, per giunta diminuendo l’accesso al cibo tramite metodi preventivi si contribuisce automaticamente alla riduzione numerica dei capi presenti nell’ areale.

Risulta quindi evidente come la strada migliore per la risoluzione del “problema” sia la prevenzione (divieto di allevamento, trasporto, detenzione, immissione),  foraggiamento dissuasivo, difese opportune delle coltivazioni e rilocazione, in aree lontano dalle zone boschive, delle colture principalmente appetite.

Risultato sicuramente diametralmente opposto da quello ottenuto dall’ attività venatoria che favorisce dispersione delle popolazioni, aumento della fertilità , aumento dei danni e del rischio di incidenti stradali e di invasione delle aree urbane.